ANDREA CHENIER

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Andrea Chénier è un’opera lirica in quattro quadri di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica.

Giordano, nato a Foggia il 28 agosto 1867 e morto a Milano il 12 novembre 1948 fu tra i più rappresentativi esponenti della cosiddetta scuola verista, di quella scuola, cioè, che negli ultimi decenni del XIX secolo (prossima ormai a concludersi la grande stagione verdiana) dette vita in Italia ad un nuovo tipo sanguigno di melodramma.

Per consuetudine il suo nome si trovò sempre affiancato a quello di

Mascagni, di Puccini, Leoncavallo e con questi infatti egli divise

successo e popolarità, valori e limitazioni.

La prima rappresentazione avvenne il 28 Marzo 1896 al Teatro della Scala di Milano.

Andrea Chénier” è certamente l’opera più nota ed apprezzata di Umberto Giordano. Essa si rifà alle vicende storiche del poeta Andrea Chénier (1762-1794). Classicista francese, ma precursore del Romanticismo, Lo Chénier nacque a Costantinopoli, dove suo padre era Console di Francia, ma visse e lavorò a Parigi ed ivi partecipò alla Rivoluzione fra i moderati. Fu ghigliottinato il 25 luglio 1794 alla presenza del suo peggior nemico, Robespierre, per aver cercato di tutelare l’incolumità del re Luigi XVI.

Celebre il suo detto: ‘Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques’.

Ovviamente, la storia del poeta rivoluzionario fu riveduta e corretta, romanzata a favore di una trama d’amore e morte.

Articolato magnificamente nel proprio svolgimento, il dramma di ambiente storico in quattro quadri si dimostra vincente anche grazie al libretto originale del poeta Luigi Illica (autore, fra l’altro dei libretti di “La Bohéme”, “Tosca” e “Madama Butterfly” per Giacomo Puccini).

L’azione si svolge in Francia nel 1789. Nel castello di Coigny, la contessa dà un ballo al quale partecipa il giovane poeta Andrea Chénier, d’idee libertarie e permeate da un’utopica politica di uguaglianza e di odio verso le ingiustizie sociali.. Egli, cedendo alle preghiere fin troppo “salottiere” della contessina Maddalena di improvvisare per lei versi “d’amore”, crea all’istante un inno all’amore, sì, ma per la Patria e la Libertà e, dopo aver attaccato con violenza il mondo superficiale ed egoista dell’aristocrazia, abbandona la festa. Un esercito di diseredati, guidati dal cameriere Gérard, interrompe la festa. Carlo Gérard è un servo della casa per “eredità” paterna e, fin dall’inizio dell’opera, si è dimostrato desideroso di riscatto e di vendetta contro l’aristocrazia che ha reso schiavo non solo il suo vecchio padre, ma lui stesso. Anche Gérard abbandona la casa, dopo aver inveito contro la nobiltà. Cinque anni dopo: a Parigi, nel giugno del 1794, infuria il terrore. Chénier, deluso dagli eccessi della Rivoluzione, scopre di essere ricercato come controrivoluzionario, ma il poeta rimanda la fuga per incontrare una sconosciuta che in una lettera ha chiesto di incontrarlo. La donna è Maddalena. La fanciulla non lo ha mai dimenticato dalla sera della festa ed ora si rivolge a lui per chiedergli protezione, poiché tutto il suo mondo dorato le è crollato addosso. I due s’incontrano e scocca il fulmine scatenante di un amore già nato la sera della festa. Ma sopraggiunge Gérard che tenta di rapire la contessina di cui anch’egli è da sempre innamorato. Ferito da Chénier in duello, Gérard, però, non rivela alle guardie il nome del suo aggressore, implorandolo di proteggere Maddalena. Ma Andrea Chénier viene arrestato. In effetti, l’ordine di cattura per il poeta è partito proprio da Gérard, divenuto luogotente di Robespierre, che lo ricerca per ritrovare Maddalena. Lo stratagemma riesce: sapendo che l’amato è stato arrestato, Maddalena si presenta spontaneamente e coraggiosamente a Gérard. Per salvare Andrea, la fanciulla si offre all’ex servo, ma egli all’improvviso, di fronte a tanto amore e nobiltà d’animo, comprende tutta la bassezza del proprio comportamento. Quando il poeta viene processato, quindi, Gérard, cerca di salvarlo, ma ormai è troppo tardi: Chénier viene condannato alla ghigliottina. Ottenuto il permesso, sempre tramite Gérard, di visitare per l’ultima volta Andrea, Maddalena si sostituisce ad una detenuta ed affronta il patibolo con il suo amato.

Umberto Giordano arrivò al successo nel 1896 con Andrea Chénier dopo la contrastata accoglienza di Mala vita (1892) e il fiasco di Regina Diaz (1894). Alla riuscita dell’opera, di cui dubitavano sia l’editore sia il Teatro alla Scala, contribuirono due padrini d’eccezione: un compositore influente quale era il barone Alberto Franchetti, che cedette a Giordano il libretto, e Pietro Mascagni, che la fece rimettere in cartellone correggendo il giudizio lapidario del consulente musicale di Sonzogno: «Irrappresentabile». Nonostante la defezione di Alfonso Garulli, il tenore che avrebbe dovuto tenere a battesimo il personaggio di Chénier, e la sua sostituzione con Giuseppe Borgatti, reduce da vari insuccessi e a quell’epoca senza scritture, la prima rappresentazione ebbe un esito trionfale, grazie anche all’eccellenza del soprano Evelina Carrera nel ruolo di Maddalena e del baritono Mario Sammarco in quello di Gérard. Uguale entusiasmo suscitò il debutto a New York il 15 novembre 1896. In pochi anni l’opera fu eseguita nei più importanti teatri europei e americani, dove compare tuttora con regolarità in cartellone.

Nessuna altra opera di Giordano ha ottenuto il successo di Andrea Chénier, nemmeno Fedora, rappresentata nel 1898 al Teatro Lirico di Milano con un giovanissimo Caruso. Legata alle alterne fortune del verismo musicale – oggetto di un dibattito non ancora equanime – l’Andrea Chenier continua a essere attaccata da chi ne critica la drammaticità enfatica e la ricerca dell’effetto facile, e difesa da chi, oppositore della modernità, ne tesse lodi forse non proporzionate ai risultati. Oggi però si tende ad approfondire sia il contesto storico-culturale in cui l’opera nacque sia le specifiche caratteristiche musicali un’orchestra concentrata sul racconto e sul gesto dei personaggi, tendente a una illustrazione efficace dell’azione scenica piuttosto che a un’amplificazione psicologica o concettuale degli eventi; una conseguente attenzione a transizioni armoniche che accostano tonalità spesso lontane, per sottolineare trapassi d’umore o di atteggiamento; una solidità architettonica e una misura stilistica che arginano gli slanci canori e il ‘grido’ verista.

Amato dagli interpreti, in particolare dai tenori, per la cantabilità delle melodie delle sue celebrate arie e duetti, Andrea Chénier è stato un cavallo di battaglia di molti cantanti, da Giovanni Zenatello, Giacomo Lauri-Volpi e Beniamino Gigli, che scelsero questo ruolo per il loro debutto londinese, a Mario Del Monaco e Franco Corelli.

LARA CALOGIURI

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