LO SCHIACCIANOCI

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PUBBLICATO  SU  : www.liguria2000news

Genova. “Lo Schiaccianoci” di Amedeo Amodio ed Emanuele Luzzati: il grande spettacolo ritorna in scena.

Genova. Dopo una anteprima a Perugia e la applauditissima prima a Modena lo scorso 6 Novembre, è iniziato il tour italiano per “Lo Schiaccianoci” da sabato 16 a mercoledì 20 dicembre al Teatro Carlo Felice ore 15:30, 20:30. Tratto dalla novella di E.T.A. Hoffmann con la regia e le coreografie di Amedeo Amodio, le scenografie ed i costumi di Emanuele Luzzati, le musiche di Piotr Ilych Ciaikovsky: un grande evento per il mondo dell’arte e della cultura italiana. Daniele Cipriani ha voluto fortemente far rivivere questo patrimonio artistico, ne ha acquistato e ristrutturato i preziosi allestimenti scenici ed ha organizzato di nuovo la rappresentazione avvalendosi dei migliori interpreti, di un corpo di ballo esperto, e di una squadra forte e motivata.
Lo Schiaccianoci è il balletto che apre il sipario sul vivace e fantasioso mondo notturno infantile: è il sogno che una bambina, Clara, fa la notte di Natale, trasfigurandone tutti gli elementi, dagli invitati alla festa ai regali.Gli oggetti e le persone della vita diurna abitano anche quella notturna. Ma i sogni li trasformano: deformati, ingigantiti o rimpiccioliti, spesso riconoscibili solo da pochi dettagli, a volte spaventano e altre fanno ridere per la loro assurdità.Le gioie, i desideri e le paure dell’infanzia danzano su una musica di perfezione e trasparenza mozartiane, colorata di timbri fatati .Lo spettacolo, con le sue diverse componenti, ci porta in quella zona di confine che i bambini conoscono bene ed attraversano naturalmente, grazie alle loro intatte e potenti capacità creative e fantastiche: sotto la realtà apparente, quella percepita con i sensi, ve n’è un’altra, più profonda e misteriosa.
Nello “Schiaccianoci” di Amodio/Luzzati il genio romantico letterario di Hoffmann e musicale di Ciaikovsky si fonde alla perfezione con il più moderno genio italiano della danza di Amodio e delle arti figurative di Luzzati, per un effetto strabiliante, di grande potenza evocativa e simbolista.  La modernità della coreografia è sorprendente: alla tecnica accademica della danza classica si amalgamano sagacemente gli stili più diversi tra loro, dal moderno alla breakdance, alle danze folkloristiche, in una dimensione del movimento nuova, l’unica del resto che potrebbe dare spessore ai sottili e molteplici piani di lettura da cui è composta l’opera, in una struttura a scatole cinesi, con le scene che si aprono e chiudono come in un gigantesco obiettivo fotografico: la labilità del confine tra il bene ed il male, tra il sogno e la realtà, i limiti appaiono e scompaiono, come cambiano improvvise le scene.
(Lara Calogiuri)

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