GIOVANE UCCIDE POLIZIOTTO

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PUBBLICATO SU: www.liguria2000news

Genova. Giovane accoltella un poliziotto e viene ucciso. Ferito grave l’agente

Genova. Un giovane di 20 anni ha accoltellato un poliziotto ed è stato ucciso da un colpo di pistola: il fatto è accaduto in un’abitazione in via Borzoli, nel ponente genovese. Il ragazzo, Jesus Tomalà Jefferson, dopo una lite con la madre ha dato in escandescenze e, armato di coltello, ha reagito alla vista degli uomini in divisa. L’agente aggredito è stato accompagnato in “codice rosso” al San Martino di Genova: è in gravi condizioni; sul posto è arrivato il pubblico ministero di turno, Walter Cotugno. Secondo quanto ricostruito dalla polizia Tomala aveva dato segni di escandescenze e voleva tentare il suicidio: la madre si è barricata in una stanza, insieme con l’altra figlia, temendo per la propria incolumità, e ha chiamato la polizia. Nella casa sono così entrati due poliziotti, un sovrintendente e un agente, mentre veniva chiamato un medico per calmare il ragazzo con un trattamento sanitario obbligatorio. Improvvisamente uno dei poliziotti, il sovrintendente 55enne, è stato aggredito e raggiunto da 5 fendenti all’addome. A questo punto l’altro poliziotto ha sparato con la pistola d’ordinanza, uccidendo il giovane, ma colpendo di striscio anche il collega. «Un trattamento sanitario obbligatorio è finito in tragedia. È il secondo episodio del genere in meno di una settimana», ha commentato Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap). Ancora: «Siamo vicini al collega, e speriamo si riprenda quanto prima. Qui si trattava di un’emergenza sanitaria e non di polizia. Interventi del genere necessiterebbero di un coordinamento e di protocolli idonei ai quali adeguarsi sotto la supervisione di personale medico che autorizzi a immobilizzare il soggetto in difficoltà. Anche l’utilizzo di una pistola taser sarebbe stato adeguato. Non ci sarebbe scappato il morto. Non possiamo permettere che interventi del genere mettano a rischio l’incolumità tanto dell’operatore di polizia quanto quella della persona che in quel momento è in difficoltà».

(Lara Calogiuri)

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