LA VALENZA CULTURALE DELL’OPERA LIRICA

Pubblicato su Bacherontius ANNO L N2 Maggio 2019

L’opera lirica, oggi, ha un grande valore educativo e culturale, chi vi si avvicina trova poi storie estremamente moderne, avvincenti, e che possono tenere inchiodato alla poltrona anche un pubblico giovane. Esaminiamo ad esempio l’opera della Cavalleria Rusticana. Fu la prima opera da Mascagni ed è certamente la più nota fra le sedici composte dal compositore livornese (oltre a Cavalleria rusticana, solo Iris e L’amico Fritz sono rimaste nel repertorio stabile dei principali enti lirici). Il suo successo fu enorme già dalla prima volta in cui venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, e tale è rimasto fino a oggi.La storia che portò alla nascita di Cavalleria Rusticana è abbastanza curiosa: nel 1888 l’editore Sonzogno istituì un concorso aperto a tutti i giovani compositori italiani che non erano ancora riusciti a far rappresentare una loro opera. Mascagni, venuto a conoscenza di questo concorso a due mesi dalla chiusura delle iscrizioni, chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti di scrivere un libretto. Lui e il suo collega Guido Menasci scelsero come base la novella di Giovanni Verga “Cavalleria Rusticana”. La cosa particolare fu che i due lavorarono all’opera con Mascagni per corrispopndenza. L’opera fu completata appena in tempo per essere ammessa al concorso. Ovviamente, l’opera di Mascagni fu selezionata per essere rappresentata a Roma.Venne rappresentata la Cavalleria Rusticana nel dicembre 1917 al Teatro Reale di Madrid, anche lì con grande successo. Luigi Rossi Morelli rappresentò Alfio, il carrettiere.

Per avere un’idea del successo riscosso dall’opera di Mascagni, basti pensare che alla sua morte (avvenuta nel 1945), l’opera era già stata rappresentata più di quattordicimila volte solo in Italia.

Nelle scene Turiddu Macca, ritornato nel suo paese dopo il servizio militare, ha l’amara sorpresa di trovare fidanzata con Alfio, ricco carrettiere, la sua bella innamorata, Lola, che presto si sposa. Egli allora corteggia e affascina Santa per far morire di gelosia Lola, la quale, durante l’assenza del marito, finisce per concedere il suo amore al giovane. Santa, però, ferita nell’orgoglio e disperata, rivela a compare Alfio, tornato a casa per festeggiare la Pasqua, il tradimento della moglie. L’orgoglioso carrettiere, per difendere il suo onore offeso, sfida a duello mortale il rivale, che, consapevole della colpa commessa e obbediente alle leggi della cavalleria del mondo contadino, accetta di battersi. Così Turiddu va incontro al suo destino, e fra i solitari fichidindia della Canziria cadrà, come un masso, ucciso a coltellate da compare Alfio.

Cavalleria rusticana rispecchia le condizioni sociali della seconda metà dell’Ottocento nei centri rurali della Sicilia, dove era esasperato il cosiddetto sentimento dell’onore e terribile la vendetta per le offese ricevute, che a volte, venivano persino lavate con il sangue. Ormai la società moderna è profondamente mutata e i personaggi della novella restano soltanto a testimoniare, nella loro tragicità, il forte attaccamento dei siciliani ai sentimenti e ai valori della tradizione e della famiglia. Leggendo queste pagine drammatiche, si ha l’illusione che non sia l’autore a narrare, ma la gente di Vizzini, il paesino dove la vicenda sicuramente si svolse.

Interessante a questo proposito la storicità dell’episodio, De Roberto sostiene che Verga lo avrebbe inventato di sana pianta, ma non mancano coloro che sono propensi a ritenere che il sanguinoso duello fra Turiddu Macca e comapare Alfio sia realmente accaduto. Interressante a questo proposito è l’articolo apparso su “L’espresso” nell’aprile del 1946, nel quale si sosteneva che prorpio in quell’anno, in una casupola della campagna di Vizzini, si spegneva all’età di 86 anni una delle protagoniste della vicenda: Santa, l’infelice donna che nella mala Pasqua del 1877 aveva appena diciassette anni. A scoprirla dieci anni prima, nel 1936, era stato un giornalista catanese, che era riuscito a intervistarla e a raccogliere un’interessante dichiarazione, in cui la donna sosteneva che la colpa era stata sua per avere erroneamente sperato che compare Alfio avrebbe punito la moglie.La narrazione procede con un ritmo veloce e incalzante senza approfondimento psicologico dei personaggi. Il narratore si ferma volutamente al livello dei nudi fatti, così da sottolineare l’alto grado di fatalità che incombe su tutta la storia. Genova ,città, aperta alla cultura , vanta storici teatri per le rappresentazioni teatrali. Presto la Cavalleria Rusticana debutterà a Genova nel corso dell’anno e potremo, attraverso i critici della nostra città, conoscere altri aspetti culturali di questa significativa opera lirica.

(Lara Calogiuri)

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