LIBERTA E IMPROVVISAZIONE NELLA PITTURA MUSICALE DI PUCCINI.

Pubblicato in Bacherontius Anno LI NUMERO 1- Febbraio 2020

LIBERTA’ E IMPROVVISAZIONE NELLA BOHEME.

Intorno alla metà dell’Ottocento si sviluppa, in Francia, un atteggiamento mentale, più che un movimento, in virtù del quale gli artisti ed i giovani studenti esprimono il proprio malessere esistenziale ed il proprio anticonformismo vivendo una vita disordinata, squattrinata ed errabonda, in uno stato di intima solitudine. Il loro riferimento è il nomadismo degli zingari che, provenienti dalla Boemia, sono approdati in Francia. In un caffé frequentato da artisti e letterati nel centro di Milano, si incontrano occasionalmente i compositori Giacomo Puccini e Ruggero Leoncavallo. Amici di vecchia data, i due non si vedono da molto tempo e si immergono subito in una conversazione sui temi a loro più cari, e cioè la musica ed il teatro.Il clima di armonia e di reciproca considerazione è destinato, però, a deteriorarsi improvvisamente quando entrambi scoprono di essere impegnati nella conversione in lirica della medesima opera teatrale. Da quel momento l’amicizia fra i due finisce, rimpiazzata da un’avversione reciproca che giunge a rasentare l’odio.Il lavoro della collaudata coppia di librettisti Illica-Giacosa incontra mille difficoltà, non tanto per la permalosità dei due quanto per la spigolosità di Puccini, estremamente esigente oltre che titubante. L’inevitabile tensione sortisce addirittura la rinuncia di Giacosa, nel 1893, fortunatamente subito rientrata. Superato brillantemente il complesso adattamento dell’opera originaria nella versione musicale, suddivisa in quattro atti, sul finire del 1895 il melodramma vede finalmente la luce.L’opera racconta di quattro giovani bohémiens, un pittore, un poeta, un filosofo ed un musicista, che vivono insieme in una vecchia soffitta di Parigi, perennemente in arretrato con l’affitto. Una sera che Rodolfo, il poeta, si trova solo in casa, riceve la visita di una vicina, Mimì, che gli chiede aiuto per riaccendere il lume: tra i due si crea subito una profonda, intima intesa che sfocia in un travolgente amore.Al caffè Momus, intanto – dove si intrattiene il resto del gruppo – Marcello, il pittore, incontra Musetta, sua vecchia fiamma, ed entrambi scoprono che l’antica, reciproca passione non si è mai sopita. Saranno due storie parallele e molto travagliate, fino a giungere entrambe alla separazione. Mimì, malata di tubercolosi, intanto si aggrava. Qualche tempo dopo Musetta la incontra per le scale: la ragazza è molto debole e sta male. Musetta l’accompagna subito a casa dei quattro giovani e tutti insieme si prodigano per cercare di aiutare l’inferma. Ma Mimì muore, ed il racconto si chiude con la disperazione di Rodolfo che non ha mai smesso di amarla e che continua ad invocarne il nome fra lacrime e grida di dolore.

Con “Bohème”, per la prima volta avvertiamo in Puccini la sua inclinazione alla pittura musicale di minuti particolari, capace di far balzare gli oggetti inanimati al livello della vita poetica. Il gaio tremolare delle fiamme nel caminetto, l’acqua che Rodolfo spruzza su Mimì svenuta, il raggio di sole che cade sul viso della fanciulla morente, e così via. E’ forse in questa sfera che il suo stile di musicista da camera dà i risultati più squisiti. Egualmente degna di nota è la calcolata scelta degli strumenti per la caratterizzazione di personaggi e di scene. Soprattutto archi per Rodolfo e Mimì. Legni per Musetta e per gli altri bohémiens. Piena orchestra, con effetti particolarmente brillanti negli ottoni, per il “Quartiere Latino”, e complesso da camera per le scene d’intimità tra gli amanti.Ne è un esempio particolarmente memorabile la morte di Mimì con le sue mezze luci-sottofondo di archi legni ed arpa e passaggi a solo, così tenui come le linee di una stampa giapponese. Lo stile melodico ha un carattere sempre più libero, quasi d’improvvisazione. Le frasi tendono a straripare da schemi regolari. Nelle scene comiche prevale l’aforisma, che aggiusta così le esigenze del pucciniano mosaico. Tutte cose, queste, che contribuiscono a dare impressione di spontaneità e naturalezza.La risposta del pubblico alla prima al Teatro Regio fu estremamente positiva, mentre lo stesso non si può dire della critica. Essa definì l’opera troppo “irriverente” a causa del rapporto chiaramente romantico tra Colline e Shaunard. Il personaggio di Musetta inoltre, la quale fa passare le pene dell’inferno a Marcello e Alcindoro venne etichettata come “esuberante”.Fortunatamente la critica dopo una prima recensione negativa, si accodò ai consensi generali e l’opera ebbe il successo che meritava. Diventata famosa prima in tutta Europa e poi nel resto del mondo, “La bohème” è la terza opera più eseguita nella storia del teatro.In ogni quadro messo in scena infatti si assiste a spaccati di vita che toccano le corde del sentimento umano e lo fanno vibrare, proprio percheè ci si immedesima nella storiadei quattro protagonisti che sono in bilico tra la dimensione lirica e onirica delle loro esistenze e quella concreta, tangibile, fatta di case fatiscenti, brandine cigolanti, freddo e stenti. La trama della “Bohème” ripropone sentimenti sempre attuali:amore, amicizia, perdono, dolore, voglia di affermarsi, riscatto sociale, gelosia,disperazione e rimpianto. Come molto attuale è la necessità di vendere i propri gioielli per entrare in possesso del denaro sufficiente per pagare le cure di una persona cara,situazione presente nel quarto atto dell’ opera, ma che viviamo tutti i giorni con la grave crisi economica che attanaglia le famiglie.Con il suo tragico epilogo, il romanticismo che arriva dritto al cuore dello spettatore grazie ai personaggi ben scritti di Rodolfo e Mimi e le sue canzoni memorabili tra cui “Il valzer di Musetta“ che ancora oggi viene eseguita tradizionalmente ma anche più particolarmente da alcuni artisti, non c’è da stupirsi se ancora oggi dopo più di 100 anni dalla sua creazione riceve ancora amore e approvazione dagli amanti del genere e non.

Sulla meravigliosa opera di Giacomo Puccini sono stati scritti fiumi, oceani di parole, e pare davvero superfluo aggiungerne altre, ma ogni volta che questo spettacolo così suggestivo torna in scena l’amore per l’arte si rinnova, e si ricade inevitabilmente in quel vortice di sentimenti e sensazioni mai paghe. Sono queste le manifestazioni di cui noi italiani dovremmo andare fieri, queste le atmosfere in grado di suscitare apprezzamenti e ammirazione tra gli spettatori di tutto il mondo, dimostrando che anche un’opera scritta da oltre un secolo riesce ad emozionare ancora con la medesima intensità con la quale venne portata in scena per la prima volta.

La Bohème è uno spaccato di vita giovanile e come tale i protagonisti alternano alla malinconia, la spensieratezza, alle passioni, momenti di disperazione. Ma ciò che emerge con maggior forza dall’opera è la solitudine dei personaggi vissuta e assaporata nella sua pienezza.

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